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Francesco Rosi

Francesco
Rosi (nato a Napoli il 15 novembre 1922) dopo la guerra abbandona
i suoi studi di giurisprudenza per entrare nel mondo dello spettacolo.
Inizia a lavorare in teatro come assistente di Ettore Giannini e
poi passa al cinema come aiuto regista di Luchino Visconti. Con
Visconti, Rosi realizza 'La terra trema' (1950), Bellissima (1951)
e 'Senso' (1954). Questo approdo alla regia cinematografica con
Luchino Visconti segnerà tutte le opere rosiane, infatti
lavorare con uno dei tre maggiori registi neorealisti darà
a Rosi una base neorealista che sarà il punto di partenza
di tutti i suoi film e che guiderà Rosi sulla strada del
cinema realistico.
Dall’ incontro con Visconti al suo primo film – 'La
sfida' (1958) – passano otto anni, nei quali Rosi lavora
come aiuto-regista di Luciano Emmer ('Una domenica d’agosto',
1950, 'Parigi è sempre Parigi', 1951), Michelangelo Antonioni
('I vinti', 1953), Ettore Giannini ('Carosello
napoletano', 1954), Mario Monicelli ('Proibito', 1955); scrive
il soggetto per il film di Zampa 'Processo alla città' (1952),
porta a termine 'Camicie rosse' di Alessandrini e cura la direzione
tecnica di 'Kean' di Vittorio Gassman.
Fin dal suo primo film si nota come dall’insegnamento del
Neorealismo Rosi abbia cercato di fare un cinema-verità.
Tutta la sua filmografia può essere letta come ricerca della
verità.
Il cinema di Rosi ha saputo continuare ciò che il Neorealismo
aveva iniziato. Già nella sua opera prima – 'La
sfida' – Rosi anticipa tutte le caratteristiche peculiari
dei suoi film successivi, “inaugura il filone politico, di
denuncia sociale, di impegno civile, volto a indagare dietro la
facciata degli avvenimenti, a scovare scandali, a segnalare le collusioni
politiche, a far luce sulla verità”. Nei suoi film
Rosi cerca di analizzare i problemi del sud legati alla mafia ed
alla corruzione.
Con il suo secondo film – 'I magliari'
del 1959 – racconta la vita degli immigrati italiani in Germania,
tra cui il personaggio interpretato da Alberto Sordi che si destreggia
tra la mafia, il commercio e le donne.
Nel 1961 Rosi dirige 'Salvatore
Giuliano', nel quale il regista ricostruisce le vicende del
bandito siciliano, recandosi nei luoghi dove ha vissuto Giuliano
e ricostruendo con i suoi concittadini tutta la storia. Rosi ha
scelto di girare questo film nei luoghi reali, con la partecipazione
della gente del posto che aveva vissuto quelle stesse vicende che
Rosi voleva ricreare sullo schermo. Del 1963 è 'Le
mani sulla città', un film che mostra le collusioni tra
il potere economico ed il potere politico corrotto, anticipando
di circa trent’anni il fenomeno di Tangentopoli. Questo film
fu premiato con il Leone d’oro alla XXIV Mostra Internazionale
d’Arte cinematografica di Venezia. Dopo questo film Rosi si
reca in Spagna per analizzare la società spagnola che ritrae
nel film 'Il momento della verità'
(1964). Questo non è semplicemente un film sulla corrida,
ma anche questo è un’inchiesta. Con questo film Rosi
ci mostra la Spagna vista con gli occhi di questo giovane torero,
che smette di fare l’operaio per non pagare più la
tangente che gli viene richiesta.
Tre anni dopo il regista gira 'C’era
una volta', quello che potremmo definire come una parentesi
del cinema politico e d’impegno civile di Rosi. Questo film
è una vera e propria favola, ispirata ad una novella de “Lo
cunto de li cunti” di Giambattista Basile, in cui dirige due
grandi attori come Sophia Loren
e Omar Sharif.
Nel 1970 il maestro ritorna al cinema di sempre con 'Uomini
contro', un film sulla prima guerra mondiale tratto dal libro
“Un anno sull’altipiano” di Emilio Lussu. Con
i due film successivi, 'Il caso Mattei'
(1972) e 'Lucky Luciano' (1974), Rosi
ritorna a fare film-inchiesta e ritornano i temi dei rapporti tra
criminalità e potere. Nel primo film Rosi porta sullo schermo
la storia dell’economista italiano che osò sfidare
il governo e le multinazionalità del petrolio e che, nel
tentativo di creare una forte industria energetica, morì
in circostanze misteriose. Questo film ebbe un gran successo e fu
anche premiato con la Palma d’oro di Cannes. Il secondo film
racconta la storia del boss mafioso Lucky Luciano.
Del 1976 è il giallo politico 'Cadaveri
eccellenti', tratto da “Il contesto” di Leonardo
Sciascia. Tre anni più tardi esce nelle sale cinematografiche
'Cristo si è fermato a Eboli', tratto dall’omonimo
libro di Carlo Levi, nel quale Rosi ritorna sul tema dell’emigrazione
già affrontato ne 'I magliari' e in parte in 'Lucky Luciano'.
Del 1981 è il film 'Tre fratelli',
che è una sorta di riepilogo dei temi chiave dell’Italia
contemporanea. Nel 1984 Rosi ritorna in Spagna per girare il film
italo-francese 'Carmen' e mette in scena una versione ariosa e di
ampio respiro del celeberrimo dramma lirico musicato da Georges
Bizet.
Nel 1987 porta sugli schermi un altro film: 'Cronaca
di una morte annunciata'. La vicenda ruota intorno ad un delitto
che tutto il paese passivamente si aspetta senza poterlo sventare
o senza volere.
Nel 1990 il regista gira sia il film 'Dimenticare
Palermo', sia 'Napoli ’90', il suo cortometraggio su Napoli
per Italia ’90.
Due anni dopo Rosi ritorna a Napoli per riprendere il discorso iniziato
trent’anni prima con 'Le mani
sulla città' e realizza il suo film-documentario 'Diario
napoletano'.
Del 1996 è La tregua. Questo è
un film che Rosi aveva già in mente da parecchi anni, ma
che è stato costretto più volte a rimandare e tra
le varie cause vi è anche il tragico suicidio di Primo Levi.
Il film viene finalmente realizzato, come si è detto, nel
1996, grazie anche a Martin Scorsese che lo aiuta a trovare i finanziamenti.
Il film si rifà all’omonimo libro di Primo Levi, ma
benché sia premiato con più riconoscimenti (David
di Donatello, Premio San Fedele, Premio Agis Scuola) non ottiene
un uguale successo della critica.
Dopo tanti anni di cinema Rosi nel 2001 ritorna al teatro, ritorna
nella sua città natale per curare la regia teatrale della
commedia di Eduardo De Filippo
“Napoli milionaria” interpretata da Luca De Filippo
e Mariangela D’Abbraccio.
Filmografia
Bibliografia
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